Lending: da dove arriva il rendimento e chi paga gli interessi?

Chi paga il rendimento nel lending? Segui il denaro prima di guardare la percentuale

Ti propongono un progetto di lending.

Leggi:

9% annuo.

La prima domanda potrebbe essere:

“È un buon rendimento?”

Ma ne esiste una più importante:

“Chi sta pagando quel 9%?”

Perché nel lending il rendimento non appare dal nulla.

Ogni interesse che qualcuno riceve rappresenta:

un costo che qualcun altro accetta di sostenere.

E capire perché lo sostiene è probabilmente il primo controllo da fare.

Partiamo dalla struttura più semplice

Ci sono due soggetti.

LENDER

Possiede capitale.

BORROWER

Ha bisogno di capitale.

Il lender presta:

10.000 €.

Il borrower utilizza quei 10.000 €.

In cambio paga:

interessi.

Quindi:

CAPITALE
→ BORROWER

INTERESSI
→ LENDER

Questo è il cuore del lending.

Tutto il resto aggiunge:

intermediari;

contratti;

garanzie;

tecnologia;

regole.



Perché qualcuno dovrebbe pagare il 9%?

Questa è la domanda vera.

Un’impresa potrebbe prendere capitale perché vuole:

acquistare merce;

finanziare ordini;

comprare macchinari;

anticipare crediti;

espandere un’attività.

Supponiamo che grazie a 100.000 € riesca a generare:

20.000 € di margine aggiuntivo.

Pagare:

9.000 € di interessi

potrebbe avere economicamente senso.

Ma se quell’attività genera:

4.000 €,

come può sostenere:

9.000 € di interessi?

Il rendimento promesso al lender deve quindi essere collegato a:

una capacità economica del borrower.

La domanda non dovrebbe essere soltanto:

“Paga?”

Ma:

“Come produce il denaro necessario per continuare a pagare?”

Dove entra la piattaforma?

In molti modelli esiste un terzo soggetto.

LENDER

fornisce capitale.

PIATTAFORMA

organizza il rapporto.

BORROWER

utilizza capitale.

La piattaforma può occuparsi di:

selezione;

contratti;

pagamenti;

custodia;

valutazione;

monitoraggio;

recupero.

E può trattenere:

una commissione;

uno spread;

una percentuale degli interessi.

Supponiamo che il borrower paghi:

12%.

Il lender riceva:

9%.

La differenza può contribuire a remunerare:

gestione;

rischio operativo;

servizi;

infrastruttura.

Non è necessariamente un problema.

Ma dobbiamo conoscerla.

Perché:

tasso pagato dal borrower

e

rendimento ricevuto dal lender

possono essere due numeri differenti.

E il collateral?

Nel lending può esistere una:

garanzia.

Per esempio:

un bene;

un credito;

titoli;

crypto-asset;

altro collateral.

Lo scopo è ridurre il danno se il borrower non restituisce il capitale.

Ma:

collateral non significa assenza di rischio.

Dobbiamo chiedere:

quanto vale?

Chi lo custodisce?

Quanto è volatile?

Può essere liquidato?

In quanto tempo?

Il valore è sufficiente anche dopo una discesa?

Nel crypto lending il tema è particolarmente rilevante. EBA ed ESMA hanno evidenziato rischi legati a leva, asimmetrie informative, catene di collateral e liquidazioni quando il valore delle garanzie diminuisce.



Il rendimento elevato potrebbe raccontare qualcosa

Supponiamo:

prestito A:

4%.

prestito B:

12%.

Possiamo concludere che B sia:

migliore?

No.

Una possibile interpretazione è che il borrower B debba pagare di più perché:

ha maggiore rischio;

possiede meno garanzie;

ha minore accesso al credito;

utilizza capitale per attività più redditizie;

il mercato richiede un premio maggiore.

Dobbiamo capire:

quale di queste spiegazioni è vera.

Un tasso elevato può essere:

un’opportunità economica.

Oppure:

il prezzo di un rischio elevato.

La percentuale, da sola, non ci dice quale.

Cos’è il default?

Il borrower non riesce a:

pagare gli interessi;

restituire il capitale;

rispettare le condizioni.

Questo è:

rischio di credito.

EBA ed ESMA osservano che in alcuni mercati di crypto lending il prestatore dispone di informazioni limitate sulla solvibilità della controparte e che l’assenza di una valutazione sufficientemente sensibile al rischio può tradursi anche in perdite per il lender.

Nel settembre 2026 l’EBA ha inoltre raccomandato che il lending di crypto-asset venga incluso tra le priorità della revisione di MiCA, segno della crescente rilevanza del settore e dei suoi rischi specifici.

Cinque domande prima della percentuale

1. Chi è il borrower?

Persona?

Impresa?

Protocollo?

Intermediario?

2. Perché prende capitale?

3. Da dove genera il denaro per restituirlo?

4. Quali garanzie esistono?

5. Cosa accade in caso di default?

Soltanto dopo chiederei:

6. Quanto rende?

Il lending può avere motori completamente differenti

Prestare denaro a:

un’impresa;

un privato;

un progetto immobiliare;

un market maker;

un protocollo DeFi

non significa assumere:

lo stesso rischio.

La parola è sempre:

lending.

Il motore economico cambia completamente.

Per questo non basta chiedere:

“fate lending?”

Serve chiedere:

“lending a chi, per fare cosa e con quali garanzie?”


Seguire il denaro cambia completamente l’analisi

Il lending smette di essere:

“metto 10.000 e ricevo il 9%”.

Diventa:

“presto capitale a qualcuno che deve produrre abbastanza valore per restituirmi capitale e interessi.”

Ed è questo il vero modello.

Più è chiara questa catena, più possiamo porre domande utili.

Se invece non sappiamo:

chi utilizza il capitale;

perché lo utilizza;

come produce il denaro;

cosa accade se non paga,

allora la percentuale è probabilmente:

la parte meno importante dell’analisi.

FAQ

Da dove nasce il rendimento nel lending?
Dagli interessi pagati dal borrower per utilizzare capitale.

Il collateral elimina il rischio?
No. Può ridurlo, ma bisogna valutarne valore, liquidità, custodia e possibilità concreta di escussione.

Perché un borrower paga interessi elevati?
Può dipendere da rischio, domanda di capitale, redditività dell’attività, garanzie e condizioni di mercato.

Il crypto lending ha rischi diversi?
Può aggiungere rischi legati a volatilità del collateral, smart contract, piattaforme, leva, liquidazioni e catene di reimpiego delle garanzie.

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