Rendimento lordo, netto e reale: differenze ed esempi pratici

Rendimento lordo, netto e reale: tre numeri che possono raccontare tre storie opposte

Due opportunità.

La prima comunica:

8% annuo.

La seconda:

5% annuo.

Quale preferisci?

Istintivamente:

l’8%.

Ma non abbiamo ancora abbastanza informazioni per rispondere.

Perché quel numero potrebbe essere:

lordo;

prima delle commissioni;

prima della fiscalità;

prima dell’inflazione.

E soprattutto non ci dice:

quale rischio dobbiamo assumere per cercare di ottenerlo.

Per questo un rendimento non dovrebbe mai essere letto come un numero isolato.

Dobbiamo smontarlo.

Primo numero: rendimento lordo

È il numero più facile da comunicare.

Supponiamo:

capitale:

100.000 €

rendimento lordo:

8%

Risultato teorico:

8.000 €.

Ma quei 8.000 euro non sono necessariamente ciò che rimane all’investitore.

Potrebbero esserci:

commissioni di gestione;

commissioni di performance;

spread;

costi della piattaforma;

costi di ingresso;

costi di uscita;

eventuali altri oneri.

Quindi:

RENDIMENTO LORDO

non significa:

DENARO CHE RIMANE A TE.



Secondo numero: rendimento netto

Facciamo un esempio puramente illustrativo.

OPPORTUNITÀ A

Rendimento lordo:

8%

Costi complessivi annualizzati:

4%

Rimane prima della fiscalità:

4%.

Supponiamo, esclusivamente per rendere semplice l’esempio, un’imposizione del 26% sul risultato imponibile.

Rimarrebbe circa:

2,96% netto nominale.

Ora prendiamo:

OPPORTUNITÀ B

Rendimento lordo:

5%

Costi:

0,20%

Rimane:

4,80%.

Con la stessa ipotesi fiscale semplificata:

circa:

3,55% netto nominale.

Risultato?

L’opportunità che comunicava:

8%

ha lasciato meno di quella che comunicava:

5%.

Naturalmente nella realtà la fiscalità varia in funzione dello strumento, del soggetto, della struttura e della normativa applicabile.

Il principio però resta:

non confrontare percentuali lorde con percentuali nette.

Investor.gov ricorda che costi e commissioni riducono direttamente il capitale che può continuare a produrre rendimento e, nel tempo, anche differenze apparentemente piccole possono incidere significativamente sul risultato.

Terzo numero: rendimento reale

Abbiamo finalmente ottenuto:

3,55%.

È quello che abbiamo realmente guadagnato?

In termini nominali:

forse.

Ma dobbiamo ancora considerare:

quanto vale il denaro.

Supponiamo che nello stesso periodo l’inflazione sia:

2,5%.

Se il capitale cresce del 3,55% ma i prezzi crescono del 2,5%, il miglioramento del potere d’acquisto è molto inferiore al 3,55%.

Investor.gov definisce infatti il real return come il rendimento dopo aver tenuto conto di tasse e inflazione.

In forma semplificata potremmo pensare:

3,55% rendimento netto

meno

2,5% inflazione

=

circa 1% di crescita reale del potere d’acquisto.

Il calcolo matematico preciso utilizza un rapporto tra i due tassi e non una semplice sottrazione, ma per piccoli valori l’esempio aiuta a comprendere il concetto.

E il rischio?

Qui arriva il quarto elemento che non compare nella percentuale.

Immagina:

MODELLO A

8% potenziale
capitale bloccato 5 anni
un’unica controparte
nessun mercato secondario

MODELLO B

5% potenziale
maggiore liquidità
struttura più semplice
più controparti

Possiamo davvero confrontarli dicendo:

8 > 5?

No.

Dobbiamo chiederci:

quale rischio viene remunerato da quella differenza?



Il rendimento dovrebbe avere almeno cinque livelli

Quando analizziamo un’opportunità possiamo costruire questa sequenza:

1. RENDIMENTO LORDO

Quanto produce prima di tutto?

2. COSTI

Quanto viene assorbito dalla struttura?

3. FISCALITÀ

Quanto rimane dopo l’imposizione applicabile?

4. INFLAZIONE

Quanto è cresciuto realmente il potere d’acquisto?

5. RISCHIO

Quanto capitale abbiamo messo a rischio per ottenere quel risultato?

Aggiungerei una sesta domanda:

LIQUIDITÀ

Quando possiamo riavere il capitale?

Perché:

5% liquido

e

5% bloccato cinque anni

non sono necessariamente la stessa proposta economica.

Attenzione anche alla parola “netto”

Anche qui dobbiamo chiedere:

netto di cosa?

Netto delle commissioni?

Netto delle tasse?

Netto di tutti i costi?

Netto dell’inflazione?

“8% netto” senza specificare cosa è già stato sottratto rimane:

un’informazione incompleta.

Una piccola tabella può cambiare l’analisi

Elemento Opportunità A Opportunità B
Lordo 8% 5%
Costi elevati bassi
Netto da calcolare da calcolare
Inflazione stessa stessa
Liquidità bassa maggiore
Rischio da analizzare da analizzare

Solo a quel punto possiamo iniziare a confrontare seriamente.


Il numero più alto non è automaticamente il migliore

Questa è la conclusione.

Un rendimento elevato può essere perfettamente giustificato.

Ma dobbiamo capire:

da dove nasce;

quanto costa;

quanto rimane;

quanto è liquido;

quali rischi stiamo accettando.

Perché la domanda finanziaria più utile raramente è:

“Qual è la percentuale più alta?”

È:

“Quale risultato economico rimane davvero dopo aver aperto tutto ciò che quella percentuale non racconta?”

FAQ

Qual è la differenza tra rendimento lordo e netto?
Il lordo viene calcolato prima dei costi considerati; il netto indica ciò che rimane dopo gli oneri specificati.

Cos’è il rendimento reale?
È il rendimento considerando l’effetto di inflazione e fiscalità sul potere d’acquisto.

Un rendimento inferiore può essere migliore?
Può risultare economicamente più interessante dopo aver considerato costi, rischi, liquidità e struttura.

Perché le commissioni contano tanto?
Perché non riducono soltanto il rendimento dell’anno: riducono anche il capitale che continuerà a produrre risultati negli anni successivi.

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