Tokenizzare non elimina gli intermediari: spesso li cambia. Ecco chi rimane tra te e l’asset
Una delle frasi più utilizzate parlando di blockchain è:
“Elimina gli intermediari.”
È affascinante.
Immagina:
tu;
l’asset;
la blockchain.
Nessuna banca.
Nessun broker.
Nessuna struttura nel mezzo.
Ma quando iniziamo a parlare di Real World Assets, la realtà diventa più interessante.
Perché se tokenizziamo:
un immobile;
un credito;
un’obbligazione;
un fondo;
un’opera;
un macchinario,
qualcuno deve ancora rispondere ad alcune domande molto semplici.
Chi possiede realmente l’asset?
Chi verifica che esista?
Chi custodisce i documenti?
Chi registra legalmente il diritto?
Chi interviene se qualcuno non rispetta il contratto?
La blockchain può semplificare moltissimi passaggi.
Ma non può magicamente cancellare:
il mondo reale.
Partiamo da una casa
Immaginiamo un immobile da:
1.000.000 €.
Lo dividiamo in:
10.000 token.
Ogni token rappresenta economicamente:
100 €.
Abbiamo risolto tutto?
No.
La prima domanda è:
chi possiede la casa al catasto?
Probabilmente:
una società;
un veicolo;
un fondo;
un’altra struttura giuridica.
Il token potrebbe quindi rappresentare:
una quota della società;
un diritto economico sui ricavi;
un titolo;
un credito;
un altro rapporto contrattuale.
La casa non è:
dentro Ethereum.
Ethereum può registrare:
il token.
Il rapporto tra token e casa deve essere costruito attraverso:
una struttura legale.

Il primo soggetto: l’emittente
Qualcuno deve creare il diritto.
Se stiamo parlando di:
un fondo,
è il fondo o la struttura autorizzata.
Se parliamo di:
un’obbligazione,
esiste un emittente.
Se parliamo di:
credito,
esiste un debitore.
Il token non elimina l’emittente.
Lo rappresenta digitalmente o rappresenta un rapporto economico che dipende da lui.
Il secondo: chi registra la proprietà
Nel sistema tradizionale possiamo avere:
registri;
transfer agent;
intermediari;
depositari.
Con la tokenizzazione una parte del registro può muoversi:
onchain.
La SEC distingue strutture in cui la blockchain entra direttamente nel registro ufficiale degli aventi diritto da altre in cui esistono contemporaneamente registri onchain e registrazioni offchain.
Questa distinzione sembra tecnica.
Ma è fondamentale.
Perché dobbiamo sapere:
qual è il registro che ha valore legale?
Il terzo: il custode
Immaginiamo che un token rappresenti:
100 azioni.
Dove sono le 100 azioni?
In alcune strutture potrebbero essere custodite presso un soggetto terzo.
Quel soggetto detiene l’asset e il token rappresenta un interesse economico sull’attività custodita.
La SEC descrive esplicitamente modelli di custodial tokenized securities, nei quali il sottostante viene detenuto in custodia mentre il token evidenzia l’interesse diretto o indiretto del titolare.
Ecco quindi un nuovo rischio:
rischio del custode.
Non è scomparso.
È entrato nel modello.
Il quarto: la piattaforma
Qualcuno spesso fornisce:
onboarding;
KYC;
interfaccia;
wallet;
gestione delle transazioni;
integrazione con smart contract;
reportistica.
La piattaforma può rendere l’esperienza semplicissima.
Apri l’app.
Vedi:
10.000 €.
Ma dietro quella schermata possono esserci:
società;
contratti;
custodi;
blockchain;
database;
banche;
provider tecnologici.
L’interfaccia semplice non significa:
struttura semplice.

Il quinto: il soggetto che deve far rispettare il contratto
Supponiamo che il token rappresenti un credito.
Un’impresa deve restituire:
100.000 €.
Non paga.
Cosa fa lo smart contract?
Può:
registrare il mancato pagamento;
bloccare alcune operazioni;
attivare automaticamente certe procedure previste.
Ma se bisogna:
recuperare beni;
avviare un procedimento;
escutere una garanzia;
far rispettare una sentenza,
entriamo nuovamente nel:
mondo reale.
Tribunali.
Leggi.
Contratti.
Professionisti.
La blockchain può automatizzare una parte del processo.
Non sostituisce automaticamente:
l’ordinamento giuridico.
Quindi la disintermediazione è una favola?
No.
È semplicemente più complessa.
La tokenizzazione può eliminare alcune riconciliazioni e alcuni passaggi duplicati.
Può permettere a più soggetti di lavorare sullo stesso registro.
Può automatizzare:
trasferimenti;
controlli;
pagamenti;
compliance.
L’FMI osserva infatti che la tokenizzazione può ridurre frizioni e accelerare regolamento e trasferimento degli asset. Ma evidenzia anche un possibile spostamento del rischio verso le piattaforme e le infrastrutture che governano questi processi.
In altre parole:
l’intermediario non sempre scompare.
A volte cambia forma.
Dal bancario al tecnologico
Ieri potevamo dipendere principalmente da:
banche;
broker;
depositari.
Domani potremmo dipendere da una combinazione di:
custodi;
transfer agent digitali;
smart contract;
oracle;
provider blockchain;
piattaforme di tokenizzazione;
operatori KYC;
wallet infrastructure.
È:
un’architettura diversa.
Non necessariamente priva di intermediari.
La domanda corretta diventa: “da chi dipendo?”
Davanti a un RWA possiamo creare una mappa.
ASSET
Chi lo possiede?
DIRITTO
Quale contratto lo collega al token?
REGISTRO
Chi stabilisce ufficialmente chi è proprietario?
CUSTODIA
Chi detiene fisicamente o giuridicamente il sottostante?
TOKEN
Chi lo emette?
PIATTAFORMA
Chi permette le operazioni?
BLOCKCHAIN
Su quale rete vive?
USCITA
Chi deve pagare o comprare quando voglio uscire?
Quando riusciamo a rispondere, iniziamo realmente a comprendere:
l’investimento.

Non basta sapere su quale blockchain gira
Ethereum?
Solana?
Avalanche?
Un’altra rete?
È utile.
Ma potrebbe essere una domanda secondaria rispetto a:
chi possiede il bene?
quale diritto ho?
chi custodisce l’asset?
cosa succede in caso di insolvenza?
come esco?
La tecnologia è importante.
Ma il rendimento e la tutela dell’investitore dipendono da:
una combinazione di tecnologia, economia e diritto.
Ed è questo che rende gli RWA uno dei temi più interessanti del nuovo mondo finanziario.
FAQ
La blockchain elimina tutti gli intermediari?
No. Può ridurne alcuni o modificare le loro funzioni, ma negli asset reali continuano spesso a esistere emittenti, custodi, registri e strutture giuridiche.
Perché serve un custode?
In alcune strutture il sottostante deve essere detenuto da un soggetto che ne assicura la custodia mentre il token ne rappresenta il diritto economico.
Lo smart contract sostituisce il contratto legale?
Non necessariamente. Il codice può automatizzare alcune condizioni, ma i diritti reali dipendono anche dalla documentazione e dalla normativa applicabile.
Blockchain significa proprietà diretta?
No. Dipende dalla struttura. Un token può rappresentare proprietà diretta, interesse indiretto o persino una semplice esposizione sintetica.
Vuoi scoprire come diventare membro?
Richiedi informazioni e scopri i progetti già approfonditi, le analisi disponibili e la rete di persone della Community con cui confrontarti.
Accedi all’analisi di ciò che c’è dietro.
Contenuto informativo ed educativo. Non costituisce consulenza finanziaria né promessa di rendimento.