5%, 8%, 12%: perché confrontare due rendimenti solo dalla percentuale può essere un errore
Immagina tre cartelli.
5%
8%
12%
Quale scegli?
La risposta sembra semplicissima.
12%.
È il numero più grande.
Ma ora aggiungiamo qualche informazione.
Il 5% arriva da qualcuno che paga per prendere in prestito il capitale.
L’8% arriva in parte da interessi e in parte da incentivi temporanei.
Il 12% dipende da una strategia complessa, con capitale bloccato e diversi rischi.
Adesso la domanda diventa molto più difficile.
Ed è proprio questo il punto.
Una percentuale ci dice quanto. Non ci dice come.
Pensiamo a tre lavori
Mario guadagna 20 euro l’ora lavorando in ufficio.
Luca guadagna 25 euro l’ora lavorando su una piattaforma petrolifera.
Marco guadagna 30 euro l’ora facendo un lavoro molto rischioso.
Guardando soltanto il numero dovremmo dire:
30 euro è meglio.
Ma abbiamo ignorato:
rischio;
orari;
stabilità;
distanza;
condizioni;
competenze richieste.
La stessa cosa accade quando confrontiamo rendimenti.

Il rendimento deve arrivare da qualche parte
Questa è la regola più importante.
Se qualcuno ti riconosce un rendimento, deve esistere un’origine.
Potrebbero essere:
interessi pagati da borrower;
commissioni;
ricavi di un’attività;
interessi su riserve;
incentivi promozionali;
strategie di trading;
premi di staking;
altri flussi economici.
Una discussione ricorrente nelle community DeFi parte proprio dalla domanda:
“Chi mi sta pagando e perché?”
Diversi utenti sottolineano come lending, incentivi, strategie di mercato e redditi da Treasury possano mostrare tutti una percentuale chiamata “yield”, pur avendo strutture di rischio completamente differenti.
Immagina un 12% finanziato da una promozione
Una piattaforma vuole attirare nuovi utenti.
Decide di pagare un incentivo.
Il rendimento normale sarebbe 5%.
La piattaforma aggiunge altri 7 punti percentuali per sei mesi.
Sul sito compare:
12% APY
Sembra fantastico.
Ma quando finisce la promozione?
Il rendimento potrebbe tornare al 5%.
Quindi quel 12% non descriveva necessariamente l’economia permanente del modello.
Descriveva anche una spesa di marketing.
È per questo che dobbiamo capire da dove arriva ogni parte del numero.
La percentuale non ci dice quanto capitale rischiamo
Immagina due situazioni.
Modello A
Possibile rendimento: 5%.
Rischio massimo ipotetico: relativamente contenuto.
Modello B
Possibile rendimento: 10%.
Rischio potenziale: perdita significativa del capitale.
Non possiamo dire che B sia “migliore” soltanto perché 10 è maggiore di 5.
Bisogna mettere rendimento e rischio nella stessa fotografia.

Cosa significa APY?
APY significa Annual Percentage Yield.
In modo semplice:
è una misura che cerca di rappresentare il rendimento annualizzato, includendo l’effetto della capitalizzazione secondo determinate ipotesi.
Ma attenzione.
“Annualizzato” non significa:
garantito per un anno.
Un APY può cambiare.
Può dipendere dalla domanda.
Dagli incentivi.
Dalle condizioni di mercato.
Dalla liquidità.
Per questo vedere “12% APY” non significa automaticamente:
“Riceverò sicuramente il 12% nei prossimi dodici mesi.”
Anche la possibilità di uscire conta
Immagina due modelli.
A:
rendimento 6%.
Puoi uscire rapidamente.
B:
rendimento 9%.
Il capitale rimane vincolato per due anni.
Qual è migliore?
Non esiste una risposta universale.
Se hai bisogno del capitale tra sei mesi, il secondo potrebbe essere incompatibile con le tue esigenze.
La liquidità ha valore.
Anche se non compare nella percentuale.
Il rendimento più alto non è necessariamente quello più interessante
La domanda corretta non dovrebbe essere:
“Quale rende di più?”
Dovrebbe essere:
“Perché rende di più?”
Maggiore rendimento può significare:
maggiore domanda di capitale;
maggiore rischio;
minore liquidità;
incentivi;
leva;
struttura più complessa.
Oppure una combinazione di queste cose.
Il punto non è avere paura delle percentuali alte.
Il punto è capire la loro origine.
Il nostro test delle sette domande
Prima di confrontare due rendimenti possiamo chiedere:
1. Chi paga?
2. Perché paga?
3. Da dove arriva il rendimento?
4. Quanto può cambiare?
5. Quali rischi sto assumendo?
6. Quando posso uscire?
7. Cosa succede se il modello smette di funzionare come previsto?
Soltanto allora la percentuale inizia ad avere un significato.
FAQ
Un APY più alto è sempre migliore?
No. Può essere associato a rischi, vincoli o strutture differenti.
Da dove può arrivare un rendimento crypto?
Da lending, commissioni, staking, strategie di mercato, incentivi o altre attività economiche.
APY significa rendimento garantito?
No. L’APY può essere variabile e dipendere dalle condizioni del modello.
Cosa devo confrontare oltre alla percentuale?
Origine del rendimento, rischio, durata, liquidità, controparte, asset utilizzato e condizioni di uscita.
Il problema non è trovare la percentuale. È capire cosa c’è dietro.

È esattamente il lavoro che svolgiamo all’interno della nostra Community.
Il membro non deve passare ore a confrontare percentuali, protocolli, documenti e modelli da solo.
Il team svolge a monte la ricerca e l’analisi.
Cerchiamo di capire da dove nasce il rendimento, quale attività lo produce, quali rischi esistono e quali elementi meritano attenzione.
Il membro accede quindi al risultato finale dell’analisi, spiegato in modo semplice.
E può confrontarsi con persone che conoscono già determinati modelli o li utilizzano nella pratica.
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