La due diligence personale: le 8 informazioni che dovresti cercare prima di mettere capitale in qualsiasi progetto
Ti presentano un progetto.
Prima slide:
12% annuo.
Immediatamente il cervello inizia a lavorare.
10.000 € diventerebbero…
50.000 € potrebbero produrre…
E se reinvestissi…
È normale.
Il rendimento è:
semplice;
visibile;
facile da confrontare.
Ma paradossalmente potrebbe essere uno dei numeri che spiegano meno del progetto.
Perché prima dovremmo sapere:
chi produce quel rendimento;
con quale attività;
con quali rischi;
dove si trova realmente il capitale;
come possiamo recuperarlo.
Questo lavoro preliminare viene spesso indicato con un termine:
due diligence.
Non significa diventare investigatori professionisti.
Significa:
non mettere capitale in qualcosa che non abbiamo cercato seriamente di comprendere.
Consob ricorda che a rendimento atteso maggiore corrisponde normalmente anche un rischio maggiore o condizioni, costi e vincoli che devono essere compresi, e suggerisce di valutare sempre scenari negativi e modalità di uscita.
Ecco otto aree da verificare.
1. Modello economico — Da dove arriva il denaro?
È sempre la prima domanda.
Supponiamo che un progetto indichi:
8% annuo.
Chiediamo:
chi produce economicamente quell’8%?
Potrebbe arrivare da:
interessi;
affitti;
canoni;
vendita di servizi;
commissioni;
produzione energetica;
utilizzo di asset;
attività di trading.
La risposta:
“Il sistema genera rendimento”
non basta.
Dobbiamo essere capaci di costruire la catena:
CLIENTE / MERCATO
↓
ATTIVITÀ
↓
RICAVI
↓
COSTI
↓
MARGINE
↓
EVENTUALE RENDIMENTO
Se manca un passaggio, dobbiamo approfondirlo.

2. Controparte — Chi deve rispettare gli impegni?
Ogni progetto contiene soggetti.
Società.
Gestori.
Debitori.
Emittenti.
Custodi.
Broker.
Partner.
Dobbiamo capire:
chi firma il contratto?
Chi deve pagare?
Da quanto esiste?
Dove è registrato?
Chi lo amministra?
Qual è la sua situazione economica?
Se una società scompare, quale diritto possediamo?
La controparte può essere molto più importante della percentuale.
3. Custodia — Dove si trova realmente il capitale?
Questa domanda diventa fondamentale soprattutto nei modelli digitali.
Il capitale è:
sul nostro conto?
su un wallet personale?
su un exchange?
presso un custode?
su un conto segregato?
nelle disponibilità operative dell’azienda?
Chi possiede:
le chiavi?
le credenziali?
il controllo legale?
Supponiamo che un’applicazione mostri:
25.000 €.
La domanda non è soltanto:
“vedo il saldo?”
Ma:
“Chi controlla realmente quelle risorse?”
4. Liquidità — Come recupero i soldi?
Consob individua il rischio di liquidità come la possibilità di non riuscire a vendere quando desiderato o di essere costretti a farlo a condizioni significativamente peggiori.
Quindi chiediamo:
posso uscire domani?
Serve una scadenza?
Serve un compratore?
Esiste mercato secondario?
Ci sono finestre di uscita?
Penali?
Tempi di elaborazione?
La domanda:
“Quanto rende?”
dovrebbe essere accompagnata sempre da:
“Quanto tempo serve per tornare liquido?”

5. Regolamentazione — Quali regole si applicano?
Qui dobbiamo evitare due errori opposti.
Il primo:
“È regolamentato quindi è sicuro.”
Falso.
Il secondo:
“Non è un prodotto finanziario tradizionale quindi le regole non contano.”
Altrettanto falso.
Dobbiamo capire:
in quale Paese opera;
quale società svolge l’attività;
quali licenze sono necessarie;
quale autorità eventualmente vigila;
quale contratto disciplina il rapporto.
Nell’aprile 2026 Consob ha ribadito, tra le precauzioni contro le frodi, la necessità di verificare l’autorizzazione degli intermediari, gli elenchi ufficiali, la documentazione e l’identità degli operatori.
6. Storico — Cosa ci raccontano i dati passati?
Un track record è utile.
Ma dobbiamo capire:
da quanto esiste?
I dati sono verificabili?
Sono completi?
Mostrano anche i periodi negativi?
Sono risultati reali o backtest?
Sono netti o lordi?
Un grafico di:
+20%
non racconta necessariamente:
volatilità;
drawdown;
capitale impiegato;
periodi peggiori;
eventuali modifiche alla strategia.
E soprattutto:
il passato non garantisce il futuro.
Lo storico serve per capire il comportamento precedente.
Non per trasformare il futuro in certezza.
7. Costi — Quanto rimane realmente?
Immaginiamo:
rendimento lordo:
10%.
Ma esistono:
2% commissione;
1% gestione;
costi di ingresso;
costi di uscita;
spread;
tasse.
La domanda corretta diventa:
quanto rimane dopo tutto?
Consob sottolinea che i costi riducono i guadagni quando le cose vanno bene e possono aumentare l’impatto delle perdite quando le cose vanno male.
Non basta quindi conoscere:
il rendimento lordo.
Serve capire:
il risultato netto.
8. Scenario avverso — Come potrebbe rompersi?
Questa è probabilmente la domanda più importante.
Immagina di dover convincere qualcuno:
a non investire.
Quali argomenti useresti?
Il cliente può sparire?
Il debitore può non pagare?
Il software può avere problemi?
Il prezzo dell’asset può scendere?
La piattaforma può fallire?
La normativa può cambiare?
I costi possono aumentare?
La liquidità può scomparire?
Una buona analisi non costruisce soltanto:
lo scenario positivo.
Costruisce anche:
lo scenario in cui le cose vanno male.
Costruiamo una scheda semplice
| Area | Domanda |
|---|---|
| Modello economico | Da dove nasce il valore? |
| Controparte | Chi deve rispettare gli impegni? |
| Custodia | Chi controlla realmente il capitale? |
| Liquidità | Come e quando posso uscire? |
| Regolamentazione | Quali regole si applicano? |
| Storico | Quali dati reali esistono? |
| Costi | Quanto rimane netto? |
| Scenario avverso | Come può fallire il modello? |
Solo dopo aggiungerei:
RENDIMENTO ATTESO
Perché finalmente quel numero è inserito dentro:
una struttura.

La due diligence non serve a trovare certezze
Questo è fondamentale.
Non esiste un’analisi capace di garantire:
che un debitore pagherà;
che un mercato salirà;
che un’azienda avrà successo;
che un algoritmo continuerà a funzionare.
La due diligence serve a qualcosa di diverso.
Ridurre:
zone d’ombra;
informazioni mancanti;
rischi non compresi;
decisioni impulsive.
In altre parole:
non rende il futuro certo.
Rende la decisione:
più informata.
E questo è uno dei motivi per cui il lavoro di ricerca può essere condiviso.
Un singolo membro non deve necessariamente diventare:
avvocato;
commercialista;
tecnico;
analista;
investigatore.
Può accedere al risultato finale di analisi già svolte e confrontarsi con persone che conoscono o utilizzano alcuni dei modelli approfonditi.
FAQ
Cos’è la due diligence?
È un processo di raccolta e verifica delle informazioni rilevanti prima di prendere una decisione economica o d’investimento.
Posso fare una due diligence da solo?
È possibile svolgere controlli preliminari personali. Per questioni legali, fiscali o finanziarie specifiche possono essere necessarie figure professionali abilitate.
Uno storico positivo rende sicuro un progetto?
No. I risultati passati forniscono informazioni, ma non garantiscono quelli futuri.
Qual è l’informazione più importante?
Dipende dal modello, ma comprendere da dove nasce economicamente il risultato e cosa può interromperlo è un ottimo punto di partenza.
Quando dovrei guardare il rendimento?
Dopo aver compreso almeno modello economico, controparte, capitale a rischio, liquidità e principali scenari avversi.
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Contenuto informativo ed educativo. Non costituisce consulenza finanziaria né promessa di rendimento.